11/07/2026
ore 21:15
Lunaria Teatro
Nell'ambito del Festival in una notte d'estate – percorsi: L'architettura della parola tra la Natura e l'Altro (SCELTE)
Con Ismene Elena Arvigo prosegue la Trilogia delle Stanze – un progetto dedicato alle figure femminili della Quarta dimensione di Ghiannis Ritsos, uno dei massimi poeti del '900. La trilogia comprende: Elena, Ismene e Crisotemi. Elena: il primo passo: la donna dietro il mito, il corpo del desiderio e della disillusione. Ismene: il secondo passo: la custode, la cura, la forza silenziosa che tenta di rimettere ordine tra le macerie. Crisotemi: il terzo passo: la figlia che rimane nella casa degli Atridi, sospesa tra obbedienza, desiderio e attesa. Tre stanze, tre femminilità, tre modalità di resistere alla violenza della storia. Un’unica domanda che le attraversa: che cosa resta, quando tutto intorno crolla?
Quarta Dimensione è una delle opere poetiche più importanti del‘900 : una vasta raccolta di monologhi drammatici scritti da Ghiannis Ritsos tra gli anni ’50 e gli anni ’70. Non sono testi teatrali nel senso convenzionale: sono soliloqui poetici in versi liberi, dove voce, memoria e silenzio costruiscono un teatro interiore che oscilla tra racconto, confessione, sogno e riflessione filosofica. Quarta dimensione è un atto poetico contro il mito del potere, la retorica e il fascino della guerra e contro ogni forma di violenza. Ogni monologo rievoca un personaggio quando tutto è già accaduto e resta solo la possibilità del racconto.
Ismene è una voce disarmata e immensa. Ismene è custode: della casa, dei morti, della storia. Nelle sue parole la memoria non è solo ricordo, ma una forma di resistenza. Ricordare è il suo modo di resistere. Ismene non racconta soltanto: si dà forma, si crea, si ricrea. Ritsos porta la tragedia dentro l’intimità: da mito collettivo diventa biografia.
Il monologo si colloca dopo gli eventi tragici: dopo Edipo, dopo la guerra, dopo le morti. Ismene parla quando non c’è più nulla da salvare, e proprio per questo può finalmente raccontare. Ritsos le dà una voce che rifiuta l’eccezionalità, che rivendica il diritto alla normalità, alla paura, al dubbio. In un mondo che celebra gli eroi, lei celebra ciò che è fragile, imperfetto, ordinario. L’elogio della sua mediocrità è un atto politico.
In tutta Quarta Dimensione, Ritsos inserisce dettagli domestici, oggetti minimi: una sedia, un bicchiere, una finestra, un filo di luce. Ismene è forse la voce che più di tutte vive in questo spazio: parla mentre piega un panno, mentre guarda il cortile, mentre ascolta passi lontani. Lo spazio scenico è una stanza interiore, non un luogo storico: una soglia tra passato e presente, tra ricordo e visione. Gli oggetti sono risonatori emotivi.
È un mondo, il suo, fatto di gesti minimi, che diventano epifanie. La sua voce è un filo che si tende e si ritrae, una parola che nasce dal respiro delle cose quotidiane. La sua fragilità le permette di vedere ciò che la tragedia, nella sua grandezza, aveva nascosto.
Ismene è una figura che parla potentemente al nostro tempo: non risponde ai modelli dominanti dell’eroismo. La sua voce viene da un luogo di esitazione, di cura, di piccoli gesti: uno spazio che oggi, paradossalmente, è diventato radicale. Incarna l’esperienza di chi vive in un mondo attraversato da rotture improvvise, da crolli che non abbiamo scelto. Non è la protagonista che guida gli eventi: è la persona comune che li attraversa, che li subisce, ma che prova comunque a dar loro un senso. Abita quella zona grigia dove non ci sono risposte definitive, ma solo tentativi: tentativi di continuare, di ricordare, di non farsi travolgere. Questa condizione “ordinaria”, è la condizione di ognuno di noi. E ci ricorda che esiste un eroismo invisibile fatto di cura e misura.
E che dare voce a ciò che non fa rumore è una pratica necessaria del nostro tempo.
La sua genialità è di assumersi il peso del quotidiano mentre il mondo chiede spettacolo. Non offre soluzioni, non indica salvezze. La sua forza è un’altra: una voce che non si impone, ma persiste; che non trionfa, ma resiste.
Una voce che appartiene a chi, oggi più che mai, cerca di rimanere umano in mezzo al rumore.
È il mito visto dal punto di vista degli invisibili, cioè di tutti noi.
Ghiannis Ritsos è stato uno dei poeti più censurati e imprigionati del Novecento europeo. 1948–1952: internato nei campi di concentramento per dissidenti. Con la dittatura dei colonnelli (1967–1974) viene nuovamente arrestato, mandato al confino.
Durante i periodi di detenzione scrive moltissimo, spesso nascondendo i fogli o affidandoli clandestinamente a persone di fiducia. Candidato 9 volte al premio Nobel, nel 1977 vince il premio Lenin per la pace.
Ritsos ha scritto oltre 100 libri: poesia, teatro poetico, monologhi drammatici, prose liriche. Il mito è un modo per raccontare— la guerra civile, il dolore del popolo, la dittatura, il lutto collettivo, l’esilio.
Elena Arvigo
Attrice regista, nasce e cresce a Genova ed è considerata una delle più intense interpreti della scena contemporanea e tra le esponenti più interessanti del teatro indipendente italiano. Interprete di tanti ruoli del teatro classico, da Antigone a Giocasta e Andromaca e della drammaturgia contemporanea come per 4:48 Psychosis - si è fatta spesso voce di storie al femminile che raccontano le vicende personali tra le righe della storia che scorre sullo sfondo - come nei Diari della guerra: il dolore da Marguerite Duras e Tutte le immagini scompariranno da Annie Ernaux (Premio Nobel 2022).
Nell'ambito del Festival in una notte d'estate – percorsi: L'architettura della parola tra la Natura e l'Altro (SCELTE)
Con Ismene Elena Arvigo prosegue la Trilogia delle Stanze – un progetto dedicato alle figure femminili della Quarta dimensione di Ghiannis Ritsos, uno dei massimi poeti del '900. La trilogia comprende: Elena, Ismene e Crisotemi. Elena: il primo passo: la donna dietro il mito, il corpo del desiderio e della disillusione. Ismene: il secondo passo: la custode, la cura, la forza silenziosa che tenta di rimettere ordine tra le macerie. Crisotemi: il terzo passo: la figlia che rimane nella casa degli Atridi, sospesa tra obbedienza, desiderio e attesa. Tre stanze, tre femminilità, tre modalità di resistere alla violenza della storia. Un’unica domanda che le attraversa: che cosa resta, quando tutto intorno crolla?
Quarta Dimensione è una delle opere poetiche più importanti del‘900 : una vasta raccolta di monologhi drammatici scritti da Ghiannis Ritsos tra gli anni ’50 e gli anni ’70. Non sono testi teatrali nel senso convenzionale: sono soliloqui poetici in versi liberi, dove voce, memoria e silenzio costruiscono un teatro interiore che oscilla tra racconto, confessione, sogno e riflessione filosofica. Quarta dimensione è un atto poetico contro il mito del potere, la retorica e il fascino della guerra e contro ogni forma di violenza. Ogni monologo rievoca un personaggio quando tutto è già accaduto e resta solo la possibilità del racconto.
Ismene è una voce disarmata e immensa. Ismene è custode: della casa, dei morti, della storia. Nelle sue parole la memoria non è solo ricordo, ma una forma di resistenza. Ricordare è il suo modo di resistere. Ismene non racconta soltanto: si dà forma, si crea, si ricrea. Ritsos porta la tragedia dentro l’intimità: da mito collettivo diventa biografia.
Il monologo si colloca dopo gli eventi tragici: dopo Edipo, dopo la guerra, dopo le morti. Ismene parla quando non c’è più nulla da salvare, e proprio per questo può finalmente raccontare. Ritsos le dà una voce che rifiuta l’eccezionalità, che rivendica il diritto alla normalità, alla paura, al dubbio. In un mondo che celebra gli eroi, lei celebra ciò che è fragile, imperfetto, ordinario. L’elogio della sua mediocrità è un atto politico.
In tutta Quarta Dimensione, Ritsos inserisce dettagli domestici, oggetti minimi: una sedia, un bicchiere, una finestra, un filo di luce. Ismene è forse la voce che più di tutte vive in questo spazio: parla mentre piega un panno, mentre guarda il cortile, mentre ascolta passi lontani. Lo spazio scenico è una stanza interiore, non un luogo storico: una soglia tra passato e presente, tra ricordo e visione. Gli oggetti sono risonatori emotivi.
È un mondo, il suo, fatto di gesti minimi, che diventano epifanie. La sua voce è un filo che si tende e si ritrae, una parola che nasce dal respiro delle cose quotidiane. La sua fragilità le permette di vedere ciò che la tragedia, nella sua grandezza, aveva nascosto.
Ismene è una figura che parla potentemente al nostro tempo: non risponde ai modelli dominanti dell’eroismo. La sua voce viene da un luogo di esitazione, di cura, di piccoli gesti: uno spazio che oggi, paradossalmente, è diventato radicale. Incarna l’esperienza di chi vive in un mondo attraversato da rotture improvvise, da crolli che non abbiamo scelto. Non è la protagonista che guida gli eventi: è la persona comune che li attraversa, che li subisce, ma che prova comunque a dar loro un senso. Abita quella zona grigia dove non ci sono risposte definitive, ma solo tentativi: tentativi di continuare, di ricordare, di non farsi travolgere. Questa condizione “ordinaria”, è la condizione di ognuno di noi. E ci ricorda che esiste un eroismo invisibile fatto di cura e misura.
E che dare voce a ciò che non fa rumore è una pratica necessaria del nostro tempo.
La sua genialità è di assumersi il peso del quotidiano mentre il mondo chiede spettacolo. Non offre soluzioni, non indica salvezze. La sua forza è un’altra: una voce che non si impone, ma persiste; che non trionfa, ma resiste.
Una voce che appartiene a chi, oggi più che mai, cerca di rimanere umano in mezzo al rumore.
È il mito visto dal punto di vista degli invisibili, cioè di tutti noi.
Ghiannis Ritsos è stato uno dei poeti più censurati e imprigionati del Novecento europeo. 1948–1952: internato nei campi di concentramento per dissidenti. Con la dittatura dei colonnelli (1967–1974) viene nuovamente arrestato, mandato al confino.
Durante i periodi di detenzione scrive moltissimo, spesso nascondendo i fogli o affidandoli clandestinamente a persone di fiducia. Candidato 9 volte al premio Nobel, nel 1977 vince il premio Lenin per la pace.
Ritsos ha scritto oltre 100 libri: poesia, teatro poetico, monologhi drammatici, prose liriche. Il mito è un modo per raccontare— la guerra civile, il dolore del popolo, la dittatura, il lutto collettivo, l’esilio.
Elena Arvigo
Attrice regista, nasce e cresce a Genova ed è considerata una delle più intense interpreti della scena contemporanea e tra le esponenti più interessanti del teatro indipendente italiano. Interprete di tanti ruoli del teatro classico, da Antigone a Giocasta e Andromaca e della drammaturgia contemporanea come per 4:48 Psychosis - si è fatta spesso voce di storie al femminile che raccontano le vicende personali tra le righe della storia che scorre sullo sfondo - come nei Diari della guerra: il dolore da Marguerite Duras e Tutte le immagini scompariranno da Annie Ernaux (Premio Nobel 2022).
traduzione di Nicola Crocetti
con e regia Elena Arvigo
disegno Luci Pietro Sperduti
produzione SantaRita & Jack Teatro
traduzione di Nicola Crocetti
con e regia Elena Arvigo
disegno Luci Pietro Sperduti
produzione SantaRita & Jack Teatro