Il banchiere anarchico

da Fernando Pessoa

Evento IMG

Dal 23/07/2026 al 24/07/2026

ore 21:15

Lunaria Teatro

Nell'ambito del Festival in una notte d'estate – percorsi: L'architettura della parola tra la Natura e l'Altro (SCELTE)

SINOSSI

Siamo nel 1920. Un militante anarchico entra nell'ufficio di un banchiere con una pistola in mano. Ha letto le sue dichiarazioni sui giornali: quell'uomo si definisce anarchico — e vuole capire. O forse fare i conti. Quello che segue non è una resa dei conti. È un duello. Un duello a parole, di quelli in cui le lame sono argomenti e il sangue è la certezza — che si perde a poco a poco, senza accorgersene. Il banchiere espone la sua tesi con una logica implacabile: l'anarchismo vero non è quello delle bombe e dei sindacati, ma quello di chi ha capito che le finzioni sociali — il denaro, lo Stato, la morale — si combattono dall'interno, dominandole. Lui lo ha fatto. Si è arricchito per liberarsi. È, a suo dire, l'unico vero anarchico della storia. Il militante resiste. Attacca, smonta, propone. Ma il terreno si sposta sotto i suoi piedi. Le sue parole vengono catturate, rovesciate, restituite trasformate. Finché non resta che il silenzio — e la pistola, ancora in mano.

Il Banchiere Anarchico è una tragedia della ragione. Una pièce in cui ha torto chi ha ragione, e chi ha torto non riesce a dimostrarlo. Una domanda sospesa: può la logica da sola tenere in piedi un'etica?

NOTE DI REGIA

Questo spettacolo è la conclusione di una tetralogia.

Da quattro anni il Festival in una notte d'estate di Lunaria Teatro mi ospita con spettacoli che hanno in comune una stessa ossessione: fare incontrare la politica e l'emozione. Due mondi che la cultura contemporanea tende a separare — il teatro di idee da una parte, il teatro del sentimento dall'altra — e che io ho cercato, spettacolo dopo spettacolo, di tenere insieme, convinto che quella separazione sia una menzogna. Che non esista pensiero senza corpo, né storia senza ferita.

La tetralogia ha percorso quattro momenti della storia italiana e europea del Novecento: Una storia italiana, sulla stagione delle Brigate Rosse; Cercando Pasolini, viaggio nell'opera e nella morte di un intellettuale scomodo; Una gioventù — Genova 2001, sui giorni del G8 e sulla generazione che li ha vissuti. Quattro spettacoli, quattro dialoghi, quattro confronti tra idee e carne viva.

Il Banchiere Anarchico di Pessoa è il quarto e ultimo capitolo. E c'è in questa scelta qualcosa che ha per me il sapore di una scaramanzia: questo testo è stato il primo che ho incontrato durante i miei anni di studio a Parigi. Ho voluto concludere con un inizio. Chiudere il cerchio lì dove tutto era cominciato.

Il testo di Pessoa, scritto nel 1922, è un monologo quasi puro. Un banchiere espone a un interlocutore silenzioso la sua tesi paradossale: di essere, nella sua vita di finanziere senza scrupoli, il solo vero anarchico. La sua argomentazione è una macchina chiusa, implacabile, quasi inattaccabile. Ho sempre trovato in questo testo qualcosa di vertiginoso e di inquietante: la sensazione che l'autore non stia scherzando. Che il banchiere possa avere ragione.

La domanda che mi sono posto lavorando all'adattamento è stata: cosa succede se quell'interlocutore parla? Se l'uomo di fronte al banchiere non è una presenza muta, ma qualcuno che resiste — che ha le sue armi, i suoi argomenti, la sua storia? Ho scelto di dargli la parola. E di dargli, all'ingresso in scena, anche una pistola.

L'arma non è un elemento decorativo. È il cuore della drammaturgia. Perché la domanda che struttura tutto lo spettacolo è questa: a cosa serve la violenza quando le parole dell'avversario l'hanno già resa impossibile? Il militante entra armato e convinto. Esce disarmato — non perché qualcuno gli abbia tolto la pistola, ma perché la logica del banchiere ha tolto senso al gesto.

La regia è essenziale. Due uomini, una stanza, il 1920. Ho scelto di non aggiungere nulla a ciò che il testo contiene già: nessuna metafora visiva, nessuna illustrazione. Solo due attori — Jérémie Galiana e Riccardo Rampazzo — dentro un testo che li lavora dall'interno, fino all'osso.

Lo spettacolo finisce su un'immagine sospesa: la pistola puntata, il silenzio, la luce che scende lentamente. Non sappiamo cosa succederà. Non dobbiamo saperlo. È questa incertezza, questo momento irrisolvibile, la domanda che voglio lasciare al pubblico di Piazza San Matteo.

Edouard Pénaud ('90) attore, regista, anche autore. Nel 2011 entra a far parte del corso Florent nel quale si forma per 4 anni. Nel settembre 2015 entra al Conservatorio Nazionale Superiore d'Arte Drammatica di Parigi. Mette in scena, nel maggio 2019,I nostri anni di piombo al Theatre de la Ville a Parigi. Nel 2019, crea Comment allez-vous? al Conservatorio Nazionale Superiore d'Arte Drammatica di Parigi. Nel 2020, integra il Centre Dramatique National d'Aubervilliers come assistente Regista e Artista Quadro.

Jérémie Galiana: nato nel 1993 a Bruxelles da madre tedesca e padre americano, si è formato a Berlino, Parigi (Cours Florent), Londra e Los Angeles. È apparso in diversi cortometraggi e in televisione. Ha partecipato a una decina di produzioni teatrali, tra cui La cantatrice calva di Ionesco, con la regia di Judith Andres. Interpreta Romeo in Shakespeare in the Woods di Philippe Calvario alle Bouffes du Nord di Parigi, Robespierre in La morte di Danton con la regia di Christian Grashof all'Ernst-Buch di Berlino e Tartufo con la regia di Sewan Latchinian alla Wolfgang Heinz Bühne. Ha inoltre diretto e interpretato 20 novembre di Lars Norén al BAT Studiotheater di Berlino.

Riccardo Rampazzo

Attore, autore e regista italiano nato il 18 ottobre 1999 a Rovigo. Formatosi presso l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "Silvio d'Amico" di Roma, dove consegue il diploma di II livello nel 2025 sotto la direzione artistica di Antonio Latella, si afferma rapidamente nel panorama teatrale italiano e internazionale.

Come attore, collabora con registi di primo piano quali Antonio Latella, Federica Rosellini, Leonardo Manzan e Thom Luz, prendendo parte a diverse produzioni selezionate per la Biennale Teatro 2025 sotto la direzione artistica di Willem Dafoe.

Parallelamente alla sua carriera di interprete, sviluppa un percorso come autore e regista. Il suo spettacolo C19H28O2 (o Come Avere le Palle) ottiene numerosi riconoscimenti, tra cui il MittelYoung 2025, ed è presentato in diversi festival di rilievo. Il testo  è finalista al Premio Leo de Berardinis 2026 presso il Teatro Mercadante di Napoli.

Rappresentato dall'agenzia LINKART, è attivo anche nel settore audiovisivo, tra cui uno spot Barilla diretto dal premio Oscar Joachim Back.

con Jérémie Galiana e Riccardo Rampazzo

adattamento e regia Edouard Pénaud

musiche e luci Stefano Gualtieri e Luca Nasciuti

produzione Compagnie du Tous Vents – FRANCIA

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