LI TROVEREMO OVUNQUE ANDRANNO

XVIII Festival Teatrale dell'Acquedotto "Derive e Approdi"

Argentina 1976 -1983
Molte persone, non in linea con il regime militare, vengono internate in centri clandestini, torturate e fatte sparire. Una intera generazione eliminata.
Questa storia collega l'Italia all'Argentina.
Un italiano, migrato da ragazzino in Argentina, risulta aver partecipato alla carneficina e poi, qui in Italia, trova un luogo dove rifugiarsi e poter vivere libero sebbene sia ricercato dall'Interpol per crimini contro l'umanità. Chi gli vive accanto di questa storia non ne vuole parlare: "è una brava persona", "è successo in un posto lontano", "sarà Dio a giudicare"... E invece non si può far finta di niente, non si può tacere.
È importante non rimanere indifferenti davanti all'orrore, è importante raccontare per trovare dentro di noi gli anticorpi affinché ciò che è stato non debba ripetersi.
La Storia la conoscevo, ma mi mancava un pezzo, quello più vicino a me. Questo spettacolo si è nutrito di libri, film, documentari, atti giudiziari del processo e interviste ai sopravvissuti che hanno riconosciuto nell’italiano uno dei loro aguzzini.
Il racconto si distende, sussulta, invade gli spazi e i tempi, il presente e il passato, l’Italia e l’Argentina, come un unico “luogo” in cui l’umanità si è potuta esprimere, mostrare per quella che è, rivelare la sua, la nostra natura: qui nessuno può dirsi innocente e chi racconta si offre come un medium, una possibilità dolce per abbracciarsi ancora, perdonarsi nonostante tutto, provare a vedere luce dove sembra proprio non essercene.
Ma non c’è alcuna aria di redenzione, emerge piuttosto chiara una denuncia, ancora aperta, ancora viva, cui si può mettere mano, e vedere, da vivi, come va a finire.
Scoprire la prossimità del male è stata la scintilla che ha acceso in me la necessità di raccontare. E questa necessità si è fatta oggi dovere civile, dal momento in cui questa storia si è fatta cronaca, e dal 10 gennaio 2024 il protagonista di questa storia ha, per tutti, un nome, una residenza. Un lasciapassare per non farsi processare.

di e con Ilaria Gelmi

regia Dario Garofalo

scenografia Danila Barone

con la collaborazione di Teatro del Piccione, Teatro Evento del Festival Montagne Racconta, TIQU

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