Accabadora

Interpretazione elegante e vibrante di Anna Della Rosa, da uno dei più bei romanzi di Michela Murgia (premio Campiello 2010). Veronica Cruciani, con l’adattamento teatrale di Carlotta Corradi, disegna un monologo dai toni crudi, che è anche un’intensa prova d’attrice.

In un paesino immaginario della Sardegna degli anni ’50, Maria è una bimba di sei anni che viene data a fill’e anima, dalla madre naturale a Bonaria Urrai (Tzia Bonaria) una sarta che vive sola e che all’occasione fa l’accabadora. La parola, di tradizione sarda, prende la radice dallo spagnolo acabar che significa finire, uccidere. Infatti, Bonaria aiuta le persone in fin di vita a morire.  Maria cresce nell’ammirazione di questa nuova madre, fino al giorno in cui scopre la sua vera natura. Allora fugge nel continente per dimenticare il passato, ma pochi anni dopo torna sul letto di morte della Tzia. L’accudimento finale è uno dei doveri dell’essere “figlia d’anima”, una forma di “riconoscimento” tra il genitore naturale e il genitore adottivo.

Lo spettacolo inizia proprio dal ritorno di Maria: il tempo della separazione pesa tra le due donne e la verità e la rabbia che la ragazza ancora prova per il tradimento subito dalla Tzia riemergono. Raccontare come terapia: la relazione tra madre e figlia adottiva è un intreccio, «la loro intesa possiede il valore speciale delle cose che si sono scelte».

Fuori abbonamento

Regia Veronica Cruciani

dal romanzo di Michela Murgia

Con Anna Della Rosa

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