ARTEMISIA GENTILESCHI

Cuore di Cesare in corpo di donna

La voce di un critico d’arte moderno illustra al pubblico i più grandi capolavori dell’artista utilizzando un linguaggio asettico, freddo e didascalico.
Sulla scena, come se fosse una stanza da “museo delle cere”, un’Artemisia Gentileschi immobile, contornata dalle sue opere più famose, attenta a ciò che viene detto su di lei a quattrocento anni di distanza.
All’improvviso però, come evocata da quella voce ed animata da un’urgenza di verità su colei che fu la vera Artemisia, indignata, si manifesta in carne e ossa, ritornando dal suo passato con il solo scopo di raccontare e raccontarsi al pubblico come mai aveva fatto.

E lo fa rievocando gli episodi più emblematici di quella che è stata una vita a completo servizio dell’Arte e dell’amore per la pittura attraverso voci, situazioni, personaggi, quadri.
Non solo: Artemisia ci porta nel suo mondo anche attraverso un’arte per lei inedita ma che per lei fu un apprezzatissimo diletto. Una passione soprattutto
testimoniata dal suo soggiorno veneziano: il canto. Arie della propria epoca che Artemisia canterà con struggente ardore e che riporteranno lo spettatore ad
atmosfere antiche: “Intorno all’Idol mio”, “Il lamento di Arianna” e “Vittoria”.
La vedremo bambina muovere i primi passi nella bottega del padre, poi ragazza al cospetto del proprio stupratore Agostino Tassi. Ci sarà quindi l”umiliazione
del processo, l’inaspettata ma doverosa vittoria, il riconoscimento da parte dei più eminenti personaggi dell’epoca, uno fra tutti Galileo Galilei ed infine la meritata fama che la porterà lontano: addirittura a Londra.
E quale miglior modo per farlo, se non quello di guidare lo spettatore all’interno di questa storia soprattutto attraverso i suoi quadri? Opere che introducono e scandiscono il tempo della vita della protagonista, come se in ognuno di essi, in qualche modo, ci fosse un filo invisibile che li lega non solo l’uno all’altro ma anche alle proprie vicende personali.
Un filo che, ancora oggi, ci racconta l’incredibile esistenza di una donna capace di distinguersi in un mondo fortemente dominato dagli uomini.

produzione Teatrino di Bisanzio

di Fiorenzo Baini

regia Andrea Benfante

con Anna Giarrocco

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