CONCERTO SINFONICO NOVECENTI

Per il Ciclo Beethoven, giovedì 2 febbraio 2023, Donato Renzetti dirige un concerto dedicato alla musica di Beethoven. Al pianoforte il vincitore del Premio Venezia 2021 Davide Ranaldi. Il programma del concerto al Carlo Felice:

LUDWIG VAN BEETHOVEN
Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in do maggiore op. 15
Sinfonia n. 6 in fa maggiore op. 68 Pastorale

Pianoforte
Davide Ranaldi
(Vincitore Premio Venezia 2021)

Direttore
Donato Renzetti

Orchestra dell’Opera Carlo Felice Genova

Beethoven compose i suoi primi Concerti per pianoforte e orchestratra il 1795 e il ’98 in vista della consacrazione come pianista e compositore nei centri dell’Impero. Le due pagine, rispettivamente in do maggiore e in si bemolle maggiore, le pubblicò in ordine inverso rispetto a quello di composizione, perciò quello in si bemolle risulta Secondo mentre fu composto per primo e viceversa.

Rispetto al Secondo, il Primo Concerto appare più maturo e compiuto. Oltre ai clarinetti, l’orchestra fa sfoggio di trombe e timpani che tanta parte hanno nel conferire all’iniziale “Allegro con brio” quel tono da musica militare che Beethoven ammirava nella musica francese del tempo della Rivoluzione. La pagina tuttavia vanta una ricercatezza timbrica e, ancora di più, armonica, che trascende il gesto netto e perentorio di tal stile. Dopo un “Largo” dal lirismo compassato ma effusivo, ecco infine un “Allegro scherzando” in forma di Rondò attraversato da materiali che esibiscono la tipica irruenza del Beethoven prima maniera. Ottimistico, solare, questo brano, così vicino allo spirito affermativo della Sinfonia n.1 e del Settimino, si allontana dall’aristocratica compostezza del modello mozartiano.

Nel 1807-08, mentre ancora scriveva la tumultuosa Quinta, Beethoven iniziò ad attendere a un’altra Sinfonia che ne costituiva l’antitesi: un omaggio alla natura in cui trovare la pace spirituale. Componendo questa Sinfonia “Pastorale”, l’autore avvertiva tuttavia il rischio di ridurre la musica a illustrazione: fenomeno peraltro allora di moda (si pensi alle Stagioni di Haydn). «La musica va intesa come sensazione e non come pittura»: andava perciò egli ripetendo anche sull’autografo, quasi a giustificare i titoli descrittivi dei singoli segmenti.

Il primo movimento (“Risveglio di piacevoli sensazioni all’arrivo in campagna”)presenta un materiale tematico ricco con figurazioni iterative che danno la sensazione dell’eterna pulsazione naturale. Accenti beati indugiano sulla fluida tessitura degli archi nella “Scena presso il ruscello”, che alla fine interrompe il suo decorso per lasciar isolato il segnale orfico di tre uccelli (l’usignolo, la quaglia e il cucù) imitati da flauto, oboe e clarinetto. Il terzo movimento, dal titolo “Allegra riunione di contadini”, è uno Scherzo dagli accenti rustici, in cui l’autore, come nel Trio dalle vigorose movenze paesane, si concede un bonario e divertito descrittivismo. La ripresa dello Scherzo è bruscamente interrotta dall’episodio della “Tempesta”in cui lo scatenarsi delle forze avverse consente al musicista l’unico passo di marcata tensione drammatica e di maestria descrittiva, con folate di vento, turbini, lampi e tuoni. Ma il cataclisma passa e si dissolve nell’apparizione dell’arcobaleno, in un clima illimpidito siglato dagli appelli del clarinetto e del corno per celebrare prima umilmente il “Canto dei pastori, lieto e riconoscente sentimento dopo la tempesta” e via via più festosamente il trionfo dell’ordine sul caos, con toni trepidanti e commossi, con la gioia quasi infantile del mondo rinato e anche con l’accenno religioso all’essere supremo, che conferisce alle cose l’aspetto di una trascendenza.

Enrico Girardi


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Data spettacolo:

Giovedi 2 febbraio 2023

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