GRADIVA FANTASIA POMPEIANA

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dal racconto di Wilhelm Jensen
con Francesco Patanè (cast in definizione)
costumi Maria Angela Cerruti
scene Giorgio Panni Giacomo Rigalza
regia Daniela Ardini

Il delizioso racconto lungo delle vicende amorose di Norbert e Zoe-Gradiva è famoso perché divenne soggetto della prima analisi di Freud applicata a materiali letterari. Come disse Cesare Musatti, Freud assunse la storia della Gradiva come qualcosa di reale e rimase preso dal gioco di questa finzione. E il gioco può continuare ancora e ancora nella finzione del teatro.

Il protagonista è un giovane archeologo tedesco, Norbert Hanold, ossessionato dalla figura di una fanciulla ritratta in un bassorilievo trovato in un Museo a Roma ritratta mentre fa un passo, alzando in modo innaturale il piede. L'immagine lo colpisce talmente da farne pare un calco, posizionarlo nel suo studio e chiamare la giovane donna Gradiva, colei che avanza. Ritiene che provenga dagli scavi di Pompei, luogo dove il suo stato – che progressivamente va verso il delirio, ossessionato da sogni e fantasie che gli confondono la percezione del reale - lo dirige inconsapevolmente. Qui incontra una fanciulla che gli pare l'incarnazione della giovane donna ritratta nel bassorilievo...

Le parole di Freud stesso possono chiarire il nostro interesse verso quest'opera e quindi le citiamo nella loro completezza: “Ci sono alcune persone che hanno la convinzione che i principali problemi relativi al sogno siano stati risolti grazie alla mia opera La interpretazione dei sogni. Un giorno si è destato in loro l’interesse per quei sogni che non sono stati sognati da nessuno e che invece sono stati inventati da poeti e attribuiti ai loro personaggi. In genere non si crede che il sogno abbia un significato e sia suscettibile di interpretazione. Le persone colte sorridono quando si propone loro d’interpretare i sogni. Solo il popolo che è legato alle superstizioni e persevera in credenze tramandate dai tempi antichi, non vuole rinunciare all’interpretazione dei sogni. E io, nonostante la protesta della scienza più severa, mi sono schierato dalla parte degli antichi e della superstizione. Naturalmente mi guardo bene dal riconoscere al sogno la previsione del futuro, ma non posso tuttavia neppure scartare un certo rapporto del sogno col futuro: dato che, alla fine di un lungo lavoro analitico sul sogno, questo mi è apparso la rappresentazione dell’esaudirsi di un desiderio del sognatore; e non si può contestare che i desideri riguardino prevalentemente l’avvenire. Ma abbiamo corso troppo. La questione di base è se il sogno abbia in genere un senso, e se gli si debba attribuire il valore di un effettivo processo psichico. La scienza risponde di no, e spiega il sogno come un semplice processo fisiologico, dietro al quale non occorrerebbe cercare un senso, un significato, uno scopo. In tale polemica sul valore del sogno, i poeti e gli scrittori sembrano parteggiare per gli antichi, per il popolo superstizioso. Prima di seguire lo svolgimento della vicenda che l’autore Jensen definisce una “fantasia pompeiana”, vi devo avvertire: i poeti sono preziosi alleati e la loro testimonianza deve essere presa in attenta considerazione perché essi sanno in genere una quantità di cose fra cielo e terra che il nostro sapere accademico neppure sospetta”. E noi ci schieriamo, come sempre, dalla parte dei poeti!


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Data spettacolo:

Domenica 9 maggio 2021

Spettacolo terminato

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