Transitus - Il cielo di Francesco

Genova per San Francesco

Genova per San Francesco: musica, arte e spiritualità

PROGRAMMA

Sabato 3 ottobre 2026, ore 20:30
Genova, Basilica della Santissima Annunziata del Vastato

Transitus - Il cielo di Francesco
Liturgia sacra per soli, coro e orchestra

INTERPRETI

  • Musica di Cristian Carrara
    Nuova versione commissionata dalla Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
  • Direttore Francesco Pasqualetti
  • Regia Laura Sicignano
  • Chiara Theodora Raftis
  • Francesco Sergio Vitale
  • Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
  • Maestro del Coro Giulio Magnanini

Ingresso libero sino a esaurimento dei posti disponibili


Transitus. Il cielo di Francesco nasce dalla liturgia del Transito di San Francesco, il corpus di canti gregoriani formatosi dopo la morte del Santo e ancora oggi presente nella tradizione francescana.
Carrara è partito da questa materia liturgica per creare l’antica forma della sacra rappresentazione, recuperando la relazione tra musica, parola, gesto e cerimoniale.
«Francesco è una figura a cui sono particolarmente affezionato – spiega Cristian Carrara –  Con "Transitus" ho voluto rielaborare quel corpus liturgico di canti gregoriani che si è consolidato subito dopo la morte del “poverello” di Assisi, la cosiddetta liturgia del Transito di Francesco, che ancora oggi i francescani cantano. Il mio desiderio non era produrre una partitura staccata dal contesto sacro e devozionale e da eseguire in concerto, ma integrare la scrittura musicale all’elaborazione di una vera e propria sacra rappresentazione, recuperando un cerimoniale fatto di gesti simbolici e movimenti in costume che potessero dare nuova vita a questa forma d’arte».

La struttura musicale si fonda sul dialogo tra due soggetti: Francesco e la comunità dei frati. Il coro canta in latino, con una scrittura che deriva dal canto gregoriano delle liturgie del Transito; Francesco si esprime invece in italiano e in volgare, attraverso una scrittura nuova che mantiene riferimenti alla tradizione liturgico-musicale.
Questa differenza corrisponde anche a due piani temporali: il Santo vive gli ultimi momenti della propria esistenza, mentre i confratelli celebrano qualcosa che è già avvenuto e che appartiene alla memoria.
La scrittura strumentale è costruita in funzione della parola cantata, con due meditazioni affidate alla sola orchestra.
Il testo non introduce una narrazione originale della vita di Francesco. Carrara ha attinto alle fonti francescane, in particolare alla Legenda Maior e alla Legenda Minor di Bonaventura da Bagnoregio, scegliendo parole pronunciate dal Santo, alcune delle sue ultime frasi e frammenti delle preghiere da lui composte.
La partitura è articolata in dieci sezioni: O sanctissima anima, Laudi di Dio, Salve Sancte Pater, Alto e glorioso, Meditazione I, Frazione del pane, Plange Turba, Meditazione II, Ultime parole di Francesco e Benedicamus.
Al latino della liturgia si alternano così le parole attribuite direttamente a Francesco: dalle Laudi di Dio alla preghiera Alto e glorioso Dio, fino al Cantico delle Creature, evocato nel momento della “Frazione del pane” attraverso i versi dedicati a «sora nostra morte corporale».
Il percorso conduce alle Ultime parole di Francesco, nelle quali il Santo si congeda dai confratelli e si affida a Dio. È il punto verso il quale converge l’intera sacra rappresentazione, prima del conclusivo Benedicamus: non un racconto biografico della vita del Santo, dunque, ma la rappresentazione del passaggio dalla vita alla morte e, nella prospettiva francescana, dalla dimensione terrena a quella celeste.

Su questa stessa essenzialità si costruisce la regia di Laura Sicignano, che guarda alla tradizione della sacra rappresentazione, alle formelle medievali e all’iconografia francescana, con particolare riferimento alle immagini di Giotto.
Non si tratta di una ricostruzione filologica, ma della ricerca di un linguaggio nel quale pochi elementi possano costruire il racconto, in coerenza con il principio francescano di povertà.
La Basilica della Santissima Annunziata del Vastato diventa così parte della rappresentazione.
Non ci sarà un apparato scenografico: al centro dello spazio una pedana essenziale ascenderà verso la Croce, mentre Francesco, Chiara e il coro dei frati si muoveranno secondo gesti e traiettorie semplici.
Il coro si raccoglierà intorno a Francesco, si aprirà, si separerà e attraverserà lo spazio, dando forma di volta in volta alla comunità, alla solitudine e al passaggio.

Elemento scenografico principale sarà la luce, attraverso zone di buio, controluce e aperture luminose che faranno emergere Francesco, Chiara, il coro e la stessa architettura della Basilica.
Francesco attraverserà idealmente tre dimensioni: lo spazio del pubblico, quello dei frati e infine la dimensione ultraterrena verso la quale lo conduce la fede.
Accanto a lui la regia assegna un ruolo centrale a Chiara. La relazione con Francesco è rappresentata attraverso gli sguardi e la vicinanza scenica, senza contatto fisico, come espressione di un legame spirituale.
Anche il pubblico entra nella costruzione della rappresentazione, recuperando il carattere comunitario proprio della forma medievale: una comunità riunita per assistere a un passaggio che riguarda tutti. «La semplicità diventa così una scelta di linguaggio – scrive Laura Sicignano nelle note di regia – Pochi segni, rigorosamente composti, perché siano la musica, la luce, l’architettura e gli interpreti a raccontare il passaggio dalla vita terrena alla vita celeste».
La regia cerca così una forma di teatro spirituale non illustrativo, nella quale interpreti e pubblico condividano la stessa esperienza.

Compositore in residenza del Teatro Carlo Felice dalla Stagione 2026-2027, Cristian Carrara ha collaborato, tra gli altri, con direttori e interpreti quali John Neschling, Omer Meir Wellber, Nir Kabaretti, Lior Shambadal, Roberto Prosseda e Francesca Dego e con orchestre tra cui London Philharmonic Orchestra, Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, Filarmonica della Fenice, Qatar Philharmonic Orchestra e Berliner Symphoniker.
Ha composto otto opere su commissione, tra cui Cenerentola per il Teatro Petruzzelli, La piccola vedetta lombarda, La Benedizione e Voci da Hebron.

Regista, autrice e direttrice teatrale, Laura Sicignano si è laureata con lode in Storia del Teatro all’Università Cattolica di Milano.
Dopo le esperienze come assistente alla regia di Federico Tiezzi, Elio De Capitani, Alfonso Santagata e Tonino Conte, nel 1994 ha fondato a Genova Teatro Cargo, di cui è stata direttrice artistica, autrice e regista.
Dal 2018 al 2022 ha diretto il Teatro Stabile di Catania.
Ha collaborato, tra gli altri, con Teatro Nazionale di Genova, Fondazione Luzzati Teatro della Tosse e Fondazione Teatro Due di Parma.La lingua bruciata Il suo lavoro affronta in particolare i temi della memoria, delle migrazioni, della condizione femminile e della storia.
Nel 2024 ha pubblicato per Il Canneto il suo primo romanzo, La lingua bruciata. N.Y. 1911.

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