11/07/2026
21:00
Teatro dell'Ortica
Due storie si intrecciano: quella di Kukaa, piccolo migrante morto in mare e trovato con la pagella cucita addosso (il ragazzo non ha un’identità conosciuta, il nome gli è stato dato dall’artista Jorit, perché in swahili significa “restare”) e quella di Junko Tabei, la prima donna a scalare l’Everest. Scalando i pregiudizi sociali e politici del suo tempo.
Due figure emblematiche che segnano le tappe di un monologo che è in realtà un viaggio nella nostra realtà attuale. La crescita dell’Urfascismo preconizzato da Umberto Eco, dell’intolleranza, della xenofobia, della censura, della povertà, delle disuguaglianze, dell’indifferenza. E della guerra che ruggisce alle nostre porte.
Un viaggio fatto attraverso le notizie che ci bersagliano ormai ogni giorno, attraverso la mente di chi le scrive e di chi le legge, ma anche attraverso le parole dei filosofi, degli storici e soprattutto dei poeti, perché la poesia è vista dall’autrice come strumento forte di lotta e di consapevolezza, per una nuova Resistenza, civile prima ancora che politica.
Un viaggio che porta dal fondo del mare, dove Kukaa ha lasciato la vita, alla cima dell’Everest, dove Junko Tabei ha mostrato al mondo che è possibile credere nel futuro e superare le nuvole che coprono la cima. E vedere dall’alto un mondo nuovo, che possiamo costruire insieme.
Due storie si intrecciano: quella di Kukaa, piccolo migrante morto in mare e trovato con la pagella cucita addosso (il ragazzo non ha un’identità conosciuta, il nome gli è stato dato dall’artista Jorit, perché in swahili significa “restare”) e quella di Junko Tabei, la prima donna a scalare l’Everest. Scalando i pregiudizi sociali e politici del suo tempo.
Due figure emblematiche che segnano le tappe di un monologo che è in realtà un viaggio nella nostra realtà attuale. La crescita dell’Urfascismo preconizzato da Umberto Eco, dell’intolleranza, della xenofobia, della censura, della povertà, delle disuguaglianze, dell’indifferenza. E della guerra che ruggisce alle nostre porte.
Un viaggio fatto attraverso le notizie che ci bersagliano ormai ogni giorno, attraverso la mente di chi le scrive e di chi le legge, ma anche attraverso le parole dei filosofi, degli storici e soprattutto dei poeti, perché la poesia è vista dall’autrice come strumento forte di lotta e di consapevolezza, per una nuova Resistenza, civile prima ancora che politica.
Un viaggio che porta dal fondo del mare, dove Kukaa ha lasciato la vita, alla cima dell’Everest, dove Junko Tabei ha mostrato al mondo che è possibile credere nel futuro e superare le nuvole che coprono la cima. E vedere dall’alto un mondo nuovo, che possiamo costruire insieme.
di e con Virginia Veludo
di e con Virginia Veludo