TUTTO A SUO NOME

Un uomo sta seduto su una poltrona e consuma la sua colazione da un’enorme tazza di latte, interrotto da continue telefonate di inopportuni ed insistenti venditori. Tutto quello che lo circonda, compresa la casa nella quale vive, è a nome di sua madre, “il suo unico ammortizzatore sociale”, come la definisce lui stesso.

È un ingegnere di 37 anni, disoccupato da due, dalla mente brillante ma privato di qualunque aspettativa sul futuro, che si ritrova a vivere una situazione paradossale e di lucida follia pur di sopravvivere. Il progetto del suicidio, disturbato dalle incursioni telefoniche di una vicina sospettosa e invadente.

Un testo adrenalinico che tra situazioni paradossali, momenti comici e attimi di follia, disegna il periodo storico che stiamo vivendo, avvicinando lo spettatore con leggerezza al disagio e alla crisi personale a cui può condurre la perdita di lavoro. Cosa o chi salverà il nostro protagonista dal disperato progetto di farla finita con la vita?

Lo spettacolo porta in se’ un messaggio di speranza, ovvero che al di là di qualunque crisi, la risorsa principale per superare questa impasse, è sempre e comunque la collettività. Usando le parole del nostro protagonista: “Il valore di un uomo è dato da come esso influisce sui destini di altri uomini e non c'è Dio in tutto l'intero, stramaledetto e meraviglioso universo in grado di fare una tale differenza!”

NOTE DI REGIA
La crisi che attanaglia l'economia di un paese è spesso raccontata attraverso numeri, previsioni e dati di grandi economisti, ma la realtà del viver quotidiano di chi ha perso il lavoro, si perde in questo panorama fatto di grandi cifre. I dati sconfortanti dei suicidi nel nostro Paese e nel resto d'Europa, testimoniano il clima di disperazione e di sbando collettivo nel quale siamo immersi.

Cos'è un uomo senza lavoro? Cosa può arrivare a fare quando viene privato della dignità e della prospettiva di un futuro?

Volevo parlare di questo, capire e raccontare cosa accade ad una persona che perde da prima il lavoro, poi la casa, la macchina, le relazione sociali. Un uomo messo alle corde, costretto all'isolamento, dimenticato dalle istituzioni...”un uomo inutile”, di cosa può essere capace? E soprattutto a cosa può aggrapparsi per ritrovare la forza di andare avanti e vivere.

La giornata tipo di un disoccupato, relegato oramai in casa, immerso nella sua immobilità fatta di solitudine e di tempo vuoto e infecondo è lo scenario nel quale si snoda la storia del nostro protagonista. Il testo realizzato in chiave comica e grottesca,  regala nel finale una riflessione profonda, una analisi critica e tagliente della nostra società.

di Alessandra Schiavoni

con Andrea Zanacchi

regia Alessandra Schiavoni


Il Sipario Strappato

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Data spettacolo:

Venerdi 17 novembre 2017

Spettacolo terminato

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Sipario Strappato - Muvita

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